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Autore: acd

La storia di Pietro

Pietro non ricordava il volto di sua madre, né la voce di suo padre. Era cresciuto orfano.
Nel villaggio si diceva che fosse nato sotto una cattiva stella. E che pertanto portasse sfortuna. Questo bastò ad essere considerato diverso, dagli altri. I bambini lo evitavano. Se organizzavano i giochi, si guardavano bene dall’invitarlo. Inizialmente, era solo escluso. Poi iniziarono a deriderlo. Gli tiravano sassi, lo spingevano nel fango, ridevano del suo silenzio. Pietro non rispondeva: abbassava gli occhi e incassava, come se il dolore fosse qualcosa da accettare. Inizialmente piangeva, poi smise di farlo, forse perché non aveva più lacrime, o forse semplicemente perché non piangendo si sarebbe sentito più orgoglioso. E si chiudeva sempre di più.
Crescendo diventò alto e robusto, ma la forza non gli bastava per ottenere il rispetto degli altri. Poco più che bambino fu mandato a servizio presso una famiglia per guadagnarsi il pane. Lavorava dall’alba al tramonto, nei campi e nelle stalle. Lavorava, e lavorava, e lavorava ancora. Eppure non era mai abbastanza. Gli urlavano contro, lo trattavano come una bestia da soma, a volte lo colpivano. E più lo denigravano, più Pietro si chiudeva in sé stesso.

Ormai non si aspettava più nulla dagli uomini: gli unici istanti in cui il suo cuore trovava pace era tra i cavalli. Con loro parlava a bassa voce, li accarezzava, ne conosceva i bisogni prima ancora che nitrissero. Sapeva curare una ferita, calmare uno stallone imbizzarrito, guidare una bestia stanca senza frusta, ma con le parole giuste. Divenne uno stalliere eccellente, ma nessuno glielo riconobbe. Era forte, ma silenzioso. Ma ancora deriso. Per il villaggio era sempre Pietro, quello che portava sfortuna. Pietro l’incapace. Pietro lo stupido.

Una sera, mentre stava per tornare dal pascolo con i cavalli, vide salire una colonna di fumo dal villaggio, mentre voci animate riecheggiavano nella valle. Affrettò il passo, ma già si sentiva cosa avrebbe trovato. Il temibile Moro, il principe saraceno la cui leggenda aveva iniziato a serpeggiare nelle loro vallate, era arrivato anche lì. Risalendo dal mare, conquistando, saccheggiando. Alcune storie popolari lo dipingevano come un capo sanguinario, spietato. Altre invece raccontavano di un uomo sapiente, arrivato da lontano non tanto per imporsi, per capire, per confrontarsi. Accelerando ancora la sua corsa, Pietro immaginò le strade invase da gente in fuga, porte spalancate, voci spezzate dal panico.
Ridiscese alfine nel villaggio, senza più fiato. Al centro della piazza, dove ardeva un fuoco alimentato da sterpaglie, c’era lui: il Moro. Imponente, nelle sue ricche vesti, lo sguardo duro. Ma velato di stanchezza. Pietro si sentì solleticato dalla paura, ma quel sentimento non attecchì. Non aveva nulla da perdere: vide in quell’uomo e in quel caos una possibilità diversa dalla vita misera che conosceva. Si fece avanti e parlò, cercando di farsi capire a gesti, sfruttando quelle poche parole che i seguaci del Moro sembravano capire. Disse che sapeva badare ai cavalli, che poteva servire.
Il Moro lo osservò a lungo. Lo studiò. Sembrò guardargli dentro. Forse riconobbe in lui qualcosa che anch’egli aveva vissuto, in un tempo lontano, in una terra ancor più lontana. Poi fece un cenno, e Pietro fu preso con loro. Da quel villaggio lasciato in cenere portarono via solo lui.
Percorsero una lunga strada ed arrivarono ad un accampamento dove il vento, ogni tanto, portava il profumo del mare: un piccolo insediamento dove già vivevano altre persone, dominato da una torre di pietra.
Lì Pietro non trovò ferocia, ma un ordine severo, una giustizia asciutta, semplicità spartana. Chi lavorava mangiava, chi sbagliava pagava, ma senza quella crudeltà per la quale il Moro era divenuto tristemente famoso. Passavano le stagioni, Pietro badava ai cavalli, puliva le stalle, portava gli animali al pascolo. Era la cosa che sapeva fare meglio, e che continuava a farlo sentire bene, libero. Eppure il ragazzo continuava a stare in disparte, come aveva sempre fatto: perché in fondo continuava a pensare di essere inutile, un’ombra tra gli uomini.

Un giorno, mentre stava pulendo le stalle, al mattino presto, Pietro sentì la carovana del Moro avvicinarsi. Eccoli, pensò, i nuovi arrivati. Un altro villaggio messo sotto scacco dal principe saraceno andava ad accrescere la popolazione di quel villaggio all’ombra della torre. Il manipolo era condotto dagli armigeri, fedeli servitori del Moro. Nel gruppo spiccavano quella che doveva senz’altro essere una nobile, forse una principessa; ed uno scudiero aitante, ma un po’ malconcio. I due procedevano a braccetto e sembravano farsi forza l’un l’altra. Lo sguardo di Pietro vagò da un viso all’altro, e in quel gruppo dove regnavano sconforto e smarrimento la notò subito: la ragazza aveva il volto pallido per la paura, ma negli occhi ardeva un fuoco vivo. Era fiera, anche nel dolore, e non piegava la testa. Pietro sentì allargarsi il cuore come non gli era mai successo: se ne innamorò all’istante. Le andò incontro, la sorresse. Le parole gli sgorgarono direttamente dall’anima, precise, nette, senza esitazioni o balbettii: “Non avere paura. Ci sono io”, le disse.
Lei alzò gli occhi, lo guardò intensamente: “Mi chiamo Bella”, rispose semplicemente.

Da allora Pietro la aiutò come sapeva fare: con pazienza, con attenzione, lasciandole i suoi spazi. Le mostrò il villaggio, le parlò dei cavalli, le offrì silenzio quando serviva e presenza quando mancava. La aiutava a ritrovare forza e coraggio, perché sapeva che in lei ardeva un fuoco, alimentato da speranze e sogni. Nel contempo, Pietro cambiò. Imparò ad aprirsi, a confidarsi, anche a raccontare il suo passato difficile. Era la prima volta che lo faceva. La prima volta che parlava veramente. “Avrei dovuto farlo prima”, pensava, mentre capiva come le angherie e i soprusi subiti, parlandone a cuore aperto, sembravano diventare sempre più leggeri. Ogni parola condivisa con Bella portava le sue vecchie ferite, piano piano, a rimarginarsi.
Bella e Pietro non incontravano spesso il Moro, ma quando il capo dei saraceni incontrava i loro sguardi nei suoi occhi vedevano chiaramente una luce inconfondibile: quella del rispetto.
Un giorno Bella raccontò a Pietro una cosa che lo cambiò definitivamente: “Sono riuscita a capire che cosa cerca il Moro nei villaggi che visita. Non vuole uccidere, non vuole distruggere: vuole imparare. Ha un dono: quello di saper riconoscere e giudicare il valore delle persone a prima vista. Ed è per questo che dalle sue razzie porta con sé nel suo villaggio quelle persone che ritiene eccellenti. Ne studia le qualità, imparando molto velocemente quello che sanno fare. I suoi servitori dicono che li interroga di continuo su quello che facciamo, e di notte scrive pagine e pagine. Lui ti chiama إلى يتحدث الذي الرجل الخيول, alrajul aladhi yatahadath ‘iilaa alkhuyul. L’uomo che parla ai cavalli”. Ma Pietro quasi non la ascoltava più. “Io… una persona di valore?” pensò tra sé il ragazzo. E per la prima volta smise di sentirsi solo un servo. Capì che poteva essere utile, che il suo valore non dipendeva dal giudizio degli altri.
L’uomo che parla ai cavalli. Ecco il suo dono. Il suo posto nel mondo.

Pietro sapeva che il Moro era stanco di quella vita errante, fatta di razzie e sangue. Più di una volta lo aveva visto osservare l’orizzonte, come se il cuore fosse già tornato alla sua terra lontana. Ma correvano voci insistenti: si diceva che fosse braccato dall’imperatore Ottone I in persona, padre della principessa che il Moro aveva accolto sotto la sua protezione. Se Ottone avesse scatenato i suoi eserciti contro il saraceno, lo avrebbe distrutto.
Pietro aveva parlato a lungo con Bella. Lei aveva visto nel fiero principe venuto da lontano qualcosa che molti non avevano saputo scorgere: una nobiltà d’animo rara, una giustizia silenziosa, più forte della spada. Pietro e Bella concepirono un piano che pareva folle: sostenere la principessa e il suo amore impossibile, e spingere verso un incontro tra il Moro e l’Imperatore, per favorire la pace. Sarebbe stato compito di Bella, assieme alla principessa, esporre il piano al Moro in persona.
Ma in più Bella confidò a Pietro un desiderio nascosto, un sogno, una speranza. Quando la pace fosse stata siglata, avrebbe chiesto al Moro di essere lasciata libera, ed era certa che lui avrebbe acconsentito. Allora avrebbe voluto Pietro al suo fianco, per fondare una nuova città, un luogo dove nessuno fosse giudicato per la nascita, o per l’apparenza, o per il mestiere; dove tutti potessero essere uguali e liberi.

Pietro ascoltò in silenzio, come sempre. Ma per la prima volta non si sentì un’ombra. Sapeva di avere un posto in quel sogno. E mentre, insieme a Bella e alla principessa, accompagnava il Moro all’incontro con l’imperatore, Pietro comprese ciò che nessuno gli aveva mai insegnato da bambino: ognuno ha il proprio posto nel mondo. Nessuno nasce inutile. Capì finalmente che il valore di una persona non deve essere nascosto per paura delle derisioni o della violenza, ma riconosciuto, custodito e narrato, perché il silenzio è spesso l’arma di chi ferisce. Pietro pensò alle botte, al fango, alle derisioni. Capì che non erano state colpa sua, ma erano nate dall’ignoranza degli altri. Dalla loro paura. Lui non era mai stato sbagliato: era stato solo non ascoltato. Ma ora aveva imparato a camminare a testa alta, non più come servo, ma come uomo. Aveva trovato forza nella cura, non nella prepotenza; nel rispetto, non nella paura. Aveva avuto il coraggio di aprirsi, di raccontare: e quelle parole erano state più efficaci di un qualsiasi unguento sopra una ferita profonda.
E sapeva che il mondo che avrebbe costruito con Bella sarebbe stato diverso, un luogo dove nessuno sarebbe stato escluso per ciò che era.

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La Béla Monregaleisa 2026 è Cecilia Turbiglio

La Bela Monregaleisa 2026 nasce, cresce e lavora a Mondovì. È igienista dentale e da un paio d’anni collabora con il fratello ed il papà nell’attività di famiglia, lo Studio Dentistico Turbiglio.
Si chiama Cecilia Turbiglio e il carnevale lo porta nel cuore. Quest’anno interpreta il ruolo femminile principale della manifestazione, quello della Béla, figura centrale della storia ufficiale del Carnevale di Mondovì, protagonista del sogno che porta alla fondazione della città destinata a diventare Mondovì.

Cecilia, prime emozioni da Béla Monregaleisa? Ti senti ‘pronta’?
“Quando sono stata individuata come Béla ho provato una grandissima emozione, unita ad una grande soddisfazione: la Béla è una figura storica, molto importante per il Monregalese. Un ruolo di peso insomma. Ne ho parlato subito con i miei genitori, entusiasti pure loro. Se mi sento pronta? Sì, anche perché il mio lavoro mi ha abituata ad avere contatto quotidianamente con anziani, bambini, persone di qualsiasi fascia di età. E poi il carnevale mi è sempre piaciuto, ho sempre partecipato alle sfilate e ai vari appuntamenti di festa, ritengo sia una delle tradizioni più belle di Mondovì”.

Qualisono i tuoi hobby?
“Amo lo sport, perché è importante prendersi cura del corpo, come della mente, per stare bene con se stessi. Amo praticare sport – in particolare quelli che non prevedono competizione – in particolare il nuoto, ma anche pilates, yoga, tennis. Ma mi piace anche cantare, specialmente con mio papà che è bravissimo al piano; leggo, ascolto molti audiolibri e podcast; e cerco di ritagliarmi tempo anche per viaggiare”.

Qual è il tuo ricordo più bello legato al carnevale?
“Ricordo benissimo quando, da piccola alle elementari, aspettavamo la visita del Moro, che all’epoca era Aurelio Cattò. Era un momento emozionantissimo: saltavo, ballavo, mi arrampicavo… Praticamente fuori di me dalla gioia. Era un momento diverso da tutti gli altri, davvero bellissimo”.

Come hai scelto il vestito da Béla?
“Ho avuto un colloquio con Cinzia Ghigliano, che ha realizzato il bozzetto. Ho optato per il verde come colore principale; la scelta del tessuto non è stata semplice, perché la ricerca dei particolari è molto attenta. Ho voluto uno scollo a cuore e una novità importante è la coroncina di fiori che porterò in testa: non la solita e tradizionale ‘ciambella’, ma un vero e proprio ornamento floreale che richiama molto quello delle tavole della nostra storia illustrata”.

Cosa ti aspetti da questo Carlevé?
“Mi aspetto un clima festaiolo, ovvio. Ma con la giusta moderazione. Il Carlevé da questo punto di vista si è evoluto molto, è diventato più elegante, meno sguaiato. Farne parte integrante sarà facile, sia all’interno della Famija Monregalesi che della Corte vedo solo persone a cui voglio bene, un ambiente familiare e persone serie, Moro compreso”.

Quale pensi sarà l’emozione più grande?
“Credo andare nelle scuole con il GiroMoro. Da bambina era un’esperienza che mi aveva emozionata tantissimo: ora sarà interessante capire cosa si prova a stare dall’altra parte. È una esperienza che mi manca e verso la quale sono molto curiosa. I bambini ti arricchiscono molto ed è bello poter proporre loro idee e progetti: sarà bello farlo, un domani, anche con idee legate alla mia sfera lavorativa”.

Un ultimo pensiero sulla città di Mondovì, che cambia e si presenta sempre più bella, accattivante.
“Mondovì è la mia città. Mi piace da sempre, la trovo comoda, dal punto di vista estetico è bellissima, molto regale, persino più bella di tante altre città. Ed il nostro carnevale, in questo senso, la impreziosisce ulteriormente”.

Il Carlevé svela la sua Béla Monregaleisa

Dopo il grande successo delle partecipazioni al carnevale di Savona e, domenica 25 gennaio, al carnevale di Busca, dove l’entusiasmo ed il calore del pubblico hanno confermato ancora una volta la forza e il fascino della tradizione monregalese, il carnevale di Mondovì è pronto presentarsi ufficialmente in vista dell’edizione 2026.

Il primo, atteso appuntamento è fissato per sabato 31 gennaio, quando alle ore 11, presso l’atrio dell’ex Palazzo dei Gesuiti in Piazza Maggiore, si terrà la conferenza stampa di presentazione del Carlevé ‘d Mondvì 2026. Un momento fondamentale che darà ufficialmente il via al percorso che accompagnerà la città verso uno degli eventi più sentiti dell’anno.

Come da tradizione, nel corso della conferenza si celebrerà il momento più atteso di questo periodo: verrà infatti svelata l’identità della Béla Monregaleisa 2026 che accompagnerà il Moro e la corte per l’intero periodo carnevalesco. Ma la grande novità dell’edizione 2026 è rappresentata dalla consegna ufficiale delle chiavi della città, che avverrà proprio nel corso della conferenza stampa. Il sindaco Luca Robaldo consegnerà simbolicamente le chiavi al Moro, sancendo così l’avvio ufficiale del periodo carnevalesco e il temporaneo “governo” della città all’insegna dell’allegria e della festa.

“Il Carnevale di Mondovì – dice Andrea Tonello, presidente della Famija Monregaleisa 1949 – si conferma una manifestazione capace di rinnovarsi, mantenendo salde le proprie radici storiche e popolari, ma guardando al futuro con nuove idee. Non ci saranno solo le due sfilate, in programma per domenica 8 febbraio (per i gruppi, a Breo) e domenica 15 febbraio (carri e gruppi, all’Altipiano) ma un programma ricco di appuntamenti pronto a coinvolgere un pubblico sempre più ampio. Idee e iniziative a tutto tondo che verranno svelate nel corso della presentazione, in attesa di vederle concretizzate nelle prossime, intensissime settimane”.

Rinnovata la storica amicizia con Savona

È un po’ l’appuntamento che apre ufficialmente le danze per quanto riguarda il carnevale per il nostro territorio: la visita del Carlevé ‘d Mondvì al carnevale di Savona è ormai un elemento “storico” dei festeggiamenti carnevaleschi monregalesi.

Il Carlevé ’d Mondvì ha celebrato anche in questo 2026 il suo storico rapporto di amicizia con il Savonese, rinnovando un gemellaggio che affonda le radici nella tradizione e nella condivisione dei valori del carnevale popolare.

Domenica 18 gennaio il Moro, affiancato dalla sua Corte, ha preso parte all’attesa cerimonia dell’arrivo via mare di Cicciolin, personaggio simbolo del carnevale di Savona. In darsena si sono ritrovate numerose maschere provenienti da diverse località del Nord Italia, che hanno poi animato il centro cittadino sfilando in corteo fino a piazza Sisto IV. Qui, come da tradizione, Cicciolin ha ricevuto ufficialmente le chiavi della città dalle mani del sindaco, dando così il via ai festeggiamenti.

La chiusura della giornata nella storica Torre del Brandale, dove Cicciolin ha ricevuto dal Moro, dal vice presidente della Famija Monregaleisa 1949 Pietro Danna e dall’assessore alle Manifestazioni del Comune di Mondovì Alessandro Terreno un piatto ricordo a suggellare la storica amicizia tra le maschere monregalesi e quelle savonesi.

Archiviato questo importante momento di condivisione, il Carlevé ’d Mondvì guarda ora al prossimo impegno: domenica 25 gennaio il Moro e la sua Corte saranno ospiti del Carnevale di Busca, per un nuovo appuntamento all’insegna della festa e della tradizione.

Il tutto in attesa del grande giorno, sabato 31 gennaio, in cui il Carnevale monregalese svelerà tutti i suoi segreti, le novità e… l’identità della Béla Monregaleisa 2026. La conferenza stampa è in programma alle ore 11 presso l’atrio dell’ex Palazzo dei Gesuiti a Mondovì Piazza.

Anche nel 2026 tornano i ‘piccoli Mori’ e le ‘piccole Béle’

Per il terzo anno consecutivo la Famija Monregaleisa 1949, Associazione che organizza il Carnevale di Mondovì, mette in campo un’iniziativa che sta ormai diventando parte della tradizione carnevalesca locale: quella dedicata ai ‘piccoli Mori’ e alle ‘piccole Béle’.

“Come già negli anni scorsi – commenta Andrea Tonello, presidente della Famija Monregaleisa 1949 – il Carnevale di Mondovì, coinvolgendo anche Scuole ed Associazioni, intende dedicare grande attenzione alle famiglie e ai bambini, ossia quelli che tra qualche anno potranno portare avanti le sorti e la tradizione dell’evento”.

I piccoli Mori e le piccole Béle sono uno speciale gruppo mascherato dedicato ai ragazzi della Scuola primaria e ai bambini della Scuola dell’infanzia, in cui ogni piccolo partecipante impersonerà i protagonisti più popolari del carnevale monregalese: la coloratissima truppa sfilerà a fianco del Moro e della sua Corte nelle giornate dell’8 e del 15 febbraio 2026. Ogni bambino dovrà essere accompagnato da un genitore o da un tutore, anch’egli mascherato.

I costi: la quota di partecipazione (invariata rispetto allo scorso anno) è di 30 euro per ogni bambino e di 20 euro per ogni adulto (con possibilità di sconti nel caso in cui i bambini siano più di uno per famiglia); comprende: costume, turbante, martello, fusciacca, coroncina e coriandoli per ogni bambino; mantello e coriandoli per ogni accompagnatore.

Come ci si iscrive?

Per procedere con l’iscrizione sarà necessario recarsi presso il gazebo allestito a Mondovì Breo di fronte al Bar Pasticceria Comino (via Guglielmo Marconi 1) nelle giornate di sabato 17 gennaio (dalle ore 10.30 alle ore 12.30) e sabato 24 gennaio (dalle ore 14.30 alle ore 16.30). All’atto dell’iscrizione verrà fornito il dettaglio per il ritiro dei costumi; le informazioni su luogo e orario di ritrovo per le sfilate verranno invece comunicati al momento del ritiro. Per ulteriori chiarimenti è possibile contattare il numero 0174 552192 o scrivere una mail a esedramondovi@gmail.com.

La sfilata dei carri torna all’Altipiano

Con l’annuncio del Moro di Mondovì al Raduno internazionale delle mongolfiere, il giorno dell’Epifania, il Carlevé ‘d Mondvì cala la sua prima, importante carta sul tavolo delle novità di questo 2026 appena sbocciato.

La grande sfilata dei carri, in programma domenica 15 febbraio, si terrà all’Altipiano.

“L’ultimo anno in cui è stata organizzata la sfilata dei carri interamente all’Altipiano è stato il 2009 – commenta il direttivo della Famija Monregaleisa 1949 -: il carnevale è di tutta la città, pertanto abbiamo deciso di riportare l’evento in questo rione, mantenendo la sfilata dei gruppi mascherati (in programma l’8 febbraio) a Breo. Oltre ad estendere la manifestazione su più livelli, l’Altipiano ci consente di sfruttare un’area potenzialmente molto interessante per la realizzazione di una sfilata con i carri allegorici, con ampi spazi a disposizione”. Il percorso completo verrà svelato nel corso della conferenza stampa di presentazione, sabato 31 gennaio.

“Abbiamo accolto con pieno favore l’idea di riportare la sfilata di carnevale all’Altipiano e in questi mesi, insieme agli uffici e al Comando di Polizia Locale, abbiamo lavorato fianco a fianco alla Famija Monregaleisa 1949 affinché l’opzione si concretizzasse – il commento del sindaco Luca Robaldo e dell’assessore alle Manifestazioni Alessandro Terreno -. Il Carlevé ‘d Mondvì torna così ad essere un evento aggregativo diffuso, con una sfilata a Breo e una tra l’Altipiano e il Ferrone, in perfetta sintonia con la visione amministrativa di un palinsesto annuale che sappia coinvolgere diverse zone cittadine. Dopo la sua riapertura e le felici esperienze del Pyromusical Show e del Night Glow del 7 settembre scorso e del Vertigo Christmas Festival, dunque, Parco Europa si affianca ai centri storici di Piazza e di Breo come sede ottimale per ospitare manifestazioni ad ampio respiro, per una città che pur nella sua eterogeneità geografica, sa presentarsi unita e coesa di fronte a iniziative dal forte potere attrattivo come il Carlevé”.

Il Moro gigante annuncia il ritorno del Carlevé

Le festività natalizie sono ormai agli sgoccioli, e a Mondovì è già tempo di iniziare a pensare al carnevale. Anche perché quest’anno l’evento arriva molto presto in calendario, e come noto le fasi di organizzazione della manifestazione sono complesse e articolate.

Il primo segno tangibile che il Carlevé arriverà presto in città è la presenza del Moro gigante che da sabato 3 gennaio è installato alle porte della città, presso l’ingresso dell’outlet del parco commerciale Mondovicino. Vi rimarrà per circa un mese, dopodiché l’imponente struttura gonfiabile traslocherà in città, dove annuncerà l’arrivo del carnevale, in particolare dei due eventi clou, le sfilate, in programma per domenica 8 febbraio (dedicata principalmente ai gruppi mascherati) e per domenica 15 febbraio (protagonisti i carri allegorici e i gruppi mascherati).

Grazie alla collaborazione tra la Famija Monregaleisa 1949, che organizza il Carlevé, e l’Aeroclub Mongolfiere di Mondovì, il Moro e la sua corte saranno presenti nella mattinata del 6 gennaio, giorno dell’Epifania, presso il campo volo della 36a edizione del Raduno aerostatico internazionale di Mondovì, uno degli appuntamenti più suggestivi e apprezzati dal grande pubblico. Successivamente il gruppo si sposterà nel Centro storico di Breo e salirà nel rione Piazza dov’è allestita la manifestazione “Re Mercante”. “Ringraziamo l’Aeroclub per l’opportunità – sottolinea il presidente della Famija Monregaleisa 1949, Andrea Tonello – che oltre a suggellare una preziosa amicizia consente al nostro carnevale una vetrina di assoluto prestigio”.

L’Associazione è da tempo al lavoro per l’allestimento della manifestazione, che quest’anno si preannuncia ricca di novità e di appuntamenti davvero speciali, per un carnevale che sappia accrescere ulteriormente la propria autorevolezza nell’ampio panorama di eventi simili sul territorio regionale. “Proprio dalla Regione Piemonte – commentano il presidente della Famija, Andrea Tonello, e il suo vice, Pietro Danna – è arrivato nelle scorse settimane un importantissimo riconoscimento. La nostra Associazione ed il Carlevé ‘d Mondvì sono stati accreditati infatti di un contributo di 11 mila euro, su base triennale, nel contesto del Bando regionale per carnevali e rievocazioni storiche. Un elemento tangibile di come si stia lavorando nella giusta direzione, per salvaguardare e valorizzare un patrimonio inestimabile del territorio in quanto a tradizione e cultura. Ringraziamo la Regione Piemonte per il supporto e la sensibilità dimostrata”.

Tutti i “segreti” dell’edizione 2026 del del Carlevé – compresa l’identità della nuova Béla Monregaleisa – saranno svelati nel corso della conferenza stampa di presentazione che si terrà sabato 31 gennaio 2026 presso l’atrio dell’ex Collegio dei Gesuiti a Mondovì Piazza.

Il Carlevé torna nei giorni… di carnevale!

Il carnevale a Mondovì è una cosa seria, ama ripetere il presidente dell’Associazione Famija Monregaleisa 1949, Andrea Tonello: e come tutte le cose serie, va attentamente pianificata ed organizzata. Partendo in anticipo. È per questo che l’Associazione, di concerto con il Comune di Mondovì, si è già mossa in vista del Carlevé ‘d Mondvì edizione 2026.

<“Un’importante novità che introduciamo, assieme al direttivo ed al Comune – dice il presidente Andrea Tonello -, è quella delle date della manifestazione, che ritornano nel cuore del carnevale (che nel 2026 è in calendario da giovedì 12 a martedì 17 febbraio, ndr). La nostra intenzione è di proporre nuovamente due sfilate, la prima dedicata ai gruppi mascherati, che sarà abbinata ad una festa conclusiva in piazza, proposta per domenica 8 febbraio 2026. Il secondo evento sarà invece la tradizionale sfilata con i carri allegorici e con i gruppi mascherati, che secondo il nostro orientamento potrà essere realizzata domenica 15 febbraio. A tal proposito, abbiamo già preso contatto con i carristi che abitualmente partecipano al carnevale, per sondare le loro disponibilità”. Disponibilità che ovviamente sono la ‘chiave’ per fare della sfilata monregalese un evento di qualità.

Nelle prossime settimane la Famija Monregaleisa 1949 proseguirà con la costruzione dell’intero programma del Carlevé ‘d Mondvì 2026, per regalare a Mondovì, ai monregalesi, ai turisti e ai visitatori una manifestazione sempre all’altezza della sua storia e della sua tradizione. Manifestazione che viene promossa nel corso della grande kermesse sportiva della Granfondo Alpi del Mare, nel fine settimana, con la presenza del Moro, della Béla Monregaleisa e della Corte nel corso della premiazione.